UN PARASSITA NON SEMPRE DANNOSO

Accade non di rado di osservare sulla vegetazione della vite bollicine ben in rilievo sulla pagina superiore delle foglie. In corrispondenza ad esse, su quella inferiore vi è l’incavo entro il quale è evidente un tessuto bianchiccio molto denso costituito da numerosi peli della foglia, ingrossati in modo innaturale, che possono confondere l’osservatore.

FOTO: attacco e sintomi primaverili sulla prima vegetazione del vitigno Barbera

Il responsabile è un Acaro eriofide che si avvale per il suo ciclo nutritivo e riproduttivo esclusivamente della vite. È così un “parassita assoluto”, vale a dire strettamente ad essa dipendente per la propria biologia. La sua presenza più o meno massiccia dipende così da due fattori basilari: la particolare predisposizione micro ambientale del vigneto in esame e il favore delle condizioni climatiche e vegetative dell’annata.

Dove pertanto la sua popolazione è massiccia, è facile che la sua presenza ricorra ogni anno.

Questo acaro (Colomerus vitis) è un essere microscopico dal corpo allungato di colore molto chiaro, leggermente giallognolo.

La biologia

L’inverno è trascorso come individuo adulto riparato tra le perule delle gemme più basse o tra il ritidoma, particolarmente in prossimità dell’attaccatura dei tralci sui rami più vecchi. Giunta la primavera, sviluppatisi i germogli con la prima vegetazione, gli acari si spostano su questa, iniziando a pungere le prime foglioline (fase del primo germogliamento – sviluppo di 3-4 foglie), causando le prime alterazioni.

FOTO: consistente infestazione estiva e grave alterazione della morfologia

Con il passare dei giorni e la formazione di nuova vegetazione, vi è una continua migrazione verso le foglie più giovani, sui cui continua sia l’attività di nutrizione e contemporaneamente quella riproduttiva. La crescita della popolazione nel corso della primavera è infatti notevole, ancor più se il clima dispensasse di precipitazioni regolari e nel vigneto permanesse una condizione di umidità costante, magari favorita dalla presenza di erba non ancora falciata. Si contano fino a 6-7 generazioni annuali. Ad ognuna di queste l’incremento numerico della popolazione è esponenziale.

Nell’estate avanzata fino all’arrivo dei primi freddi, gli acari iniziano a migrare verso la base dei tralci, alla ricerca di quei ripari che garantiranno ad una parte di essi la sopravvivenza nella stagione più difficile e la possibilità di perpetuare il proprio ciclo biologico nella successiva annata.

Le alterazioni sulla vegetazione

Come già accennato, le prime manifestazioni appaiono sulle prime foglioline ancora tenere; consistono in bollosità derivate dall’ipertrofia delle cellule indotta dalle punture del parassita. Stessa ipertrofia si nota sulla pagina inferiore su cui si forma un incavo presto riempito dalla formazione di peli sproporzionatamente ingranditi.

FOTO: danni ai grappoli di bottoni fiorali appena emersi.

Nel corso della primavera, questo particolare tomento è bianco-vitreo, poi con il sopraggiungere dei caldi estivi acquisisce una tonalità rugginosa.

All’intero di queste cavità, al riparo dell’intrico di peli ipertrofici, la popolazione cresce e si completa il ciclo biologico.

La consistenza dei tessuti delle foglie cambia ovviamente con il progredire della stagione e così anche alcune particolarità delle manifestazioni. Le prime ipertrofie del lembo in primavera sono rese ancor più evidenti dalla colorazione tendente al rosso, pur variando in relazione ai vitigni e alla tipologia di pigmenti propria di ognuno. D’estate, sulle foglie più indurite non vi è alterazione di colore.

Gli attacchi da parte di questo parassita sono mirati perlopiù alle foglie, non è esclusa tuttavia la loro azione sui grappolini di boccioli fiorali appena sorti. Le manifestazioni possono essere di differente entità, talvolta tanto da indurre l’ipertrofia dei peli anche sulla pagina superiore delle foglie quando fortemente deformate. Quando si manifesta a questo livello, l’attacco sortisce sicuramente un danno, riducendo l’efficienza della vegetazione colpita.

Nella grande quantità dei casi, l’effetto della sua presenza si può considerare trascurabile ai fini del raccolto, eccezion fatta per poche circostanze particolarmente predisposte.

Utilità di un parassita

La natura ha predisposto la convivenza di esseri differenti e così la dipendenza alimentare di una specie rispetto all’altra. La presenza di questi parassiti microscopici, ben riparati all’interno dell’intrico di peli e talvolta anche esposti nel corso delle loro migrazioni, offrono una possibilità di nutrimento a artropodi che di essi si possono nutrire.

FOTO: acaro predatore fitoseide tra i peli di giovani foglie in primavera.

Quando nel corso dell’estate, l’elevata temperatura nei vigneti riduce in misura notevole l’artropofauna presente, anche le risorse alimentari per gli esseri che noi definiremmo “alleati” divengono sempre più scarse. L’eriofide costituisce invece una disponibilità continua di alimento, seppur quantitativamente contenuta. Questo, tuttavia, è di grande utilità per l’ecosistema vigneto: costituirebbe, infatti, una alterazione grave se, a causa della mancanza di cibo, dovessero perdersi popolazioni di predatori, sempre invece presenti tra il fogliame dei filari.

Edoardo Monticelli

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