STUDIO DI APPROFONDIMENTO SULL’OIDIO

Note generiche sul fungo

Il micelio del fungo si nutre di zucchero dalle cellule epidermiche della vite e, nel corso delle varie fasi fenologiche, la differente concentrazione di questo importante elemento nutritivo rende le foglie differentemente suscettibili all’infezione.

La temperatura più favorevole alla germinazione delle spore è tra i 22 e i 25 °C; la loro eiezione avviene nell’arco di un certo periodo non definito. Le temperature ideali per le spore non coincidono con quelle più favorevoli ai conidi.

L’oidio si identifica con due biotipi: il biotipo A e il B.

Il biotipo A, consiste nella forma asessuata primaverile, può coinvolgere in forma intensiva i germogli nella prima fase di crescita, fino a farli morire. La sua diffusione ed epidemicità solitamente non rappresentano un notevole problema.

Il biotipo B, invece, rappresenta l’infezione primaverile più resistente ai fungicidi e possiede un’attiva capacità di germinazione. L’inoculo di questo biotipo si incrementa progressivamente, fino a giungere all’apice epidemiologico alla fine della primavera.

Interessante considerare che l’intensità dell’infezione sia indotta in forma sinergica dalla temperatura, dall’età e dalla sensibilità delle foglie. La combinazione di questi tre fattori è causa d’infezioni di differente livello nelle varie annate; per questo, non si è in grado di formulare previsioni attendibili in merito alla loro entità.  Le azioni agronomiche preventive divengono così basilari, al fine di rendere il vigneto meno suscettibile all’infezione. È bene così sottolineare le pratiche di palizzamento, di potatura verde progressiva, della forma di allevamento e della nutrizione chimica alle piante.

I raggi ultravioletti rendono il tessuto della foglia più resistente attivando la capacità di resistenza della pianta.

Recettività della pianta

Ogni organo erbaceo è un bersaglio potenziale. Nel corso dell’evoluzione fenologica, cambia la sensibilità delle parti verdi. Tuttavia, una certa resistenza ontogenica è espressa in accordo a tutte le fasi di età dell’ospite.

Quando si riduce la crescita della foglia, si riduce la sporulazione del fungo. Il tasso di sporulazione aumenta con la dimensione della foglia. Pertanto, foglia giovane ma al compimento del suo sviluppo costituisce una circostanza di un periodo abbastanza ristretto in cui il fungo è più attivo in merito alla sua moltiplicazione.

Molto interessante è sottolineare che, quando le foglie non importano più zucchero, divengono più resistenti (foglie adulte o vecchie). Un’ipotesi potrebbe essere in riferimento al cambiamento della condizione delle cellule epidermiche, vi è l’ipotesi di aumento della pressione osmotica e il cambiamento dello stato trofico delle cellule.

Le fasi fenologiche più sensibili all’infezione vanno dalle 2 alle 4 foglie, fino all’invaiatura.

L’incidenza della malattia sulla foglia si riduce quando l’infezione è tardiva e vi è un minor numero di foglie malate. La suscettibilità dei grappoli è massima alla fioritura e all’allegagione. Con la crescita degli acini, si formano nel grappolo barriere di difesa con la sintesi di composti antigerminativi.

La precocità di attacco sulle foglie condiziona il successivo attacco ai grappoli; il livello generale dell’infezione predispone poi attacchi successivi massicci.

La prevenzione agronomica all’Oidio consiste nel gestire il vigneto in modo da non esaltare la vigoria dei singoli germogli, al fine di conseguire nel minor tempo possibile quell’equilibrio trofico necessario sul maggior numero di foglie, che si esprime con la maggiore coetaneità della massa fogliare.

Nel periodo della fioritura si attua circa l’80% della difesa; è tuttavia da intendersi come momento di conclusione dell’attività preventiva possibile.

Il vigore della pianta

A seguito di quanto già esposto, la velocità di progressione della malattia varia in ragione della vigoria, fino a 4 volte tanto in ragione della minore velocità di crescita delle foglie. Dopo 10 giorni di crescita, si è già sviluppata una certa resistenza.

Le foglie contenenti più azoto sono più sensibili all’Oidio.

In merito a quest’ultimo punto, si pone l’accento quanto, nella massa fogliare del filare, sia pericolosa la notevole eterogeneità delle foglie, in quanto si mantengono zone dove il fungo trova sempre condizioni favorevoli. Qui, si concretizzano le seguenti circostanze:

  • vi sono inoculi sempre in evoluzione
  • l’azione dei fitofarmaci è difforme e talvolta inadeguata
  • è più probabile la formazione di ceppi resistenti.

Le variazioni hanno spiegazioni in funzione della:

  • maturazione dei cleistoteci
  • sincronizzazione fenologica
  • livello epidemico dell’infezione.

La gestione razionale della chioma consiste pertanto nel non stimolare troppo la vegetazione, il che non significa mantenere le piante ad un livello non ottimale di nutrizione. È da evitare il lussureggiamento e, in particolare, il periodo di sviluppo erbaceo troppo prolungato, proprio della fase giovanile dei vigneti, ancor più se costituiti con portinnesti vigorosi.

Il palizzamento precoce permette che le foglie dei germogli primari abbiano tutte la stessa età alle varie altezze della spalliera. La sfemminellatura laterale effettuata con macchine cimatrici, deve essere tempestiva, ripetuta e frequente. È, infatti, necessario che si sviluppi una massa vegetativa la più possibile coetanea sull’intera spalliera, alle varie altezze di essa.

Non eliminando i germogli secondari (femminelle) ma riducendo progressivamente la loro lunghezza, si consegue più rapidamente il loro sviluppo di foglia adulta aumentandone le sue resistenze al patogeno.

Relazione patogeno-fungicida

La relazione tra patogeno e fungicida può essere di tipo:

  1. preventivo (prima dell’inoculo)
  2. curativo (nel momento di prima formazione del micelio)
  3. antisporulante (inibente la fase di moltiplicazione e diffusione successiva).

L’azione curativa inizia dalla formazione dell’appressorio.

I trattamenti preventivi devono avvenire in assenza di infezione.

Su sintomi già noti sono necessari interventi detti di recupero.

I trattamenti preventivi riguardano un periodo molto breve a partire dall’inizio del germogliamento.

Altrettanto breve è il trattamento curativo, vale a dire quando l’infezione è avviata ma non si è ancora alla fase di diffusione del fungo.

Considerando l’infezione nella sua forma invasiva, vale a dire dal germoglio nella seconda fase di sviluppo in poi, i trattamenti che occorrono sono di tipo di recupero.

Lo zolfo

Lo zolfo agisce principalmente sui processi di respirazione della cellula fungina. Le sue azioni sono:

  1. preventiva
  2. curativa, in quanto inibisce la formazione dell’appressorio
  3. antisporulante.

La gasificazione operata dallo zolfo è importante. Lo zolfo ha un’azione multi-sito e non vi è pertanto il pericolo di formazione di ceppi resistenti.

  • Zolfo: l’evaporazione dello zolfo risulta bassa al di sotto di 15°.
  • Lo zolfo ha un effetto protettivo dopo un periodo iniziale di evaporazione. Dopo 2 ore, il 75% dello zolfo è legato alla cuticola, il resto rimane in superficie.

All’inizio dell’infezione, la distribuzione non è uniforme sulla foglia, soprattutto sulla pagina inferiore. Vi è così il rischio di sotto-dosaggio, cui si ovvia intensificando gli interventi.

Cinque giorni dopo il trattamento, non si notano differenze in merito alla quantità impiegata.

In riferimento alle basse temperature, a 10° di temperatura l’efficienza è del 70% per poi decrescere con l’ulteriore abbassamento, pur con una certa lentezza. In caso di precipitazioni o bagnature, si riduce notevolmente il suo effetto, pur rimanendo di piena efficacia il periodo tra la distribuzione e la pioggia. È pertanto bene far precedere i trattamenti liquidi all’eventuale distribuzione polverulenta.
I prodotti specifici mono-sito presentano un consistente pericolo di sviluppo di ceppi resistenti, mentre i multi-sito no. Lo zolfo è un fitofarmaco multi-sito per eccellenza e, pertanto, rappresenta la principale azione antiresistenza.

La resistenza ai fitofarmaci

Resistenza individuale: modifica la sensibilità di un ceppo di Oidio.

Resistenza di una popolazione: variabilità di differenti biotipi nell’ambito della medesima popolazione.

Cleistoteci in via di maturazione su foglia di vite sul finire dell’estate

La resistenza ai fitofarmaci deriva anche da specifiche situazioni del territorio.

La strategia ovviamente opportuna antiresistenza consiste nell’alternare l’impiego di principi attivi differenti, valutando il sito specifico di azione e intercalando nell’intera stagione almeno un intervento multi-sito, come ad esempio lo zolfo.

Edoardo Monticelli

CONDIVIDI L'ARTICOLO

Iniziamo a Collaborare

POSSO AIUTARTI A MIGLIORARE LA QUALITÀ E LA QUANTITÀ DELLA PRODUZIONE !

CONTATTAMI