LA GRANDINE – DANNI FISIOLOGICI

Nell’atmosfera si formano correnti d’aria differenti, responsabili di grandinate già dalle prime epoche vegetative. Il pericolo di questo evento meteorico, triste in particolare modo per gli agricoltori, è causa di ansia fino al momento del raccolto.

A volte può sembrare che l’andamento climatico sia più severo in quanto i danni interessano territori più estesi. Tuttavia, sotto il profilo tecnico è da considerare come tali eventi debbano essere valutati singolarmente nei vari impianti.

Il vigneto può essere danneggiato in misura differente in relazione all’epoca fenologica in cui si trova. Ogni volta è comunque una condizione unica, di conseguenza gl’interventi colturali successivi dovranno essere adattati sempre alle specifiche circostanze.

Classificazione dei danni

I tipi dei danni, come le loro intensità, possono essere vari: un esempio di classificazione è il seguente.

  1. Influenze negative sulla normale evoluzione del ciclo stagionale
    1. temporaneo arresto e ritardo nella prima fase erbacea
    2. ripresa vegetativa nella seconda fase, quando oramai la vite dovrebbe essere impegnata solo più alla sintesi ed all’accumulo delle sostanze.
  2. Riduzione della potenziale produttività nell’anno successivo alla grandinata
  3. Maggiore predisposizione delle piante verso talune malattie
  4. Ferite alla vegetazione
    1. lieve intensità
    2. media intensità
    3. elevata intensità
  5. Ferite ai grappoli
    1. in epoca ancora erbacea
    2. all’invaiatura
    3. in prossimità della maturazione.

Influenze negative sulla normale evoluzione del ciclo stagionale

Ogni interferenza che si dovesse verificare sull’evoluzione fenologica potrebbe sortire esiti negativi sul risultato finale. Sovente come effetto di una grandinata all’inizio dell’estate si è notato il basso contenuto di zucchero dei grappoli, la pessima lignificazione dei tralci e la non avvenuta caduta naturale delle foglie. L’attività vegetativa si è protratta fino all’avvento delle prime gelate di fine autunno. Condizione quest’ultima che rende i tralci molto sensibili ai rigori invernali, soprattutto quando si verificano vi è assenza di umidità atmosferica.

Riduzione della potenzialità produttiva nell’anno successivo alla grandinata

L’attività vegetativa che ogni anno si verifica a cavallo della fioritura è importante anche per la produttività dell’anno successivo. E’ infatti in questo periodo che iniziano a formarsi all’interno delle gemme gli abbozzi fiorali, che si perfezioneranno nell’arco della stagione, fino a completarsi a fine ciclo. La grandine, quindi, con tutte le sue azioni negative e devastanti influisce anche quando i danni appaiono limitati. Un rallentamento vegetativo o una condizione di sofferenza possono compromettere anche in misura consistente il raccolto dell’anno che verrà.

Maggiore predisposizione delle piante verso talune malattie

L’azione della grandine è infine ancora dannosa per l’insorgenza di alcune malattie fungine, in particolare a livello del grappolo, ma che possono interessare anche la vegetazione. Contro queste c’è poco da fare se non specifici interventi fitoiatrici, soprattutto quando l’esperienza degli anni passati ha evidenziato una certa propensione all’insorgere esteso di una qualche infezione.

Edoardo Monticelli

Sequenza fotografica

Grandinata di moderata entità nel mese di luglio, al completamento della massa di vegetazione. La contenuta riduzione della chioma, pur con le numerose lacerazioni sulle foglie ha indotto un rallentamento della fase fenologica che è stato poi compensato nelle tappe successive.

L’effetto distruttivo è evidente. Assai meno sul vigneto posto a monte. La maggiore o minore azione battente è relativo alla direzione dei chicchi in relazione alla posizione del versante. In questo caso, l’arresto della fenologia si è protratto per 15 – 20 giorni. Nel mese di luglio, la distruzione dell’intera massa fotosintetizzante pone la pianta in grandi difficoltà di recupero.

Nel mese di maggio, le piante hanno ancora buona capacità di recupero, nonostante l’eliminazione della quasi totalità della massa verde. I danni possono interessare massicciamente le foglie e gli interi grappoli fiorali. Nel corso della stagione la pianta riacquisisce il suo normale equilibrio fisiologico.

Nel mese di giugno, quando la vite è ancora in piena attività di sviluppo erbaceo, pur con un gran numero di lesioni avviene il risveglio delle gemme pronte ad ogni nodo dei germogli.

A luglio, con danni consistenti ai germogli, si avrà maggiore irregolarità di crescita della nuova vegetazione. A seguito dell’effetto della dominanza apicale, saranno le femminelle più alte a prevalere con effetti negativi per la futura potatura invernale.

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