LA FIORITURA

Successivamente all’avvio del germogliamento, ben presto è possibile intravedere i grappoli fiorali, che già erano presenti all’interno delle gemme, frutto della differenziazione avvenuta nel corso della primavera dell’anno precedente. A quest’epoca, è pertanto possibile elaborare una prima stima quantitativa della produzione potenziale dell’anno. Parallelamente alla crescita vegetativa, le infiorescenze progressivamente si allungano, si distendono e i boccioli fiorali si separano l’uno dall’altro. Nel corso di questa fase di sviluppo erbaceo, al loro interno avvengono importanti processi alla base della formazione dei gameti femminili e maschili indispensabili per la fase riproduttiva.
La fioritura avviene orientativamente nei primi giorni di giugno, un po’ in tutte le nostre colline vitate. Vari sono tuttavia gli elementi che possono anticipare o ritardare questo evento. L’esposizione dei versanti, il vitigno, la vigoria e, quale fattore sempre caratterizzante, l’andamento climatico.

Il fiore

Il fiore della vite è singolarmente molto semplice, ma riunito in un’infiorescenza a grappolo composto, costituito da un rachide su cui si inseriscono i racimoli o grappoli semplici. In relazione alla varietà, il numero di fiori contenuto in ciascun complesso varia da circa un centinaio fino a oltre mille.

Quando è ancora chiuso, il singolo fiore è globoso, di colore verde più o meno sfumato di giallo o carminio.

Esso è costituito da 4 verticilli fiorali di struttura pentamera. Il calice, primo tra questi, è formato da 5 sepali assai ridotti e uniti tra loro.

Vi è poi la corolla formata da 5 petali verdi che rimangono saldati alla sommità, esattamente al contrario di quanto ci si aspetterebbe all’apertura di un fiore. Essendo fusi all’apice, essi formano una sorta di cappuccio detto caliptra che normalmente si distacca e cade al momento della fioritura. In relazione alle annate, tuttavia, la facilità di detto distacco è varia. Sovente, pur aprendosi, non si stacca completamente. L’acino che si è formato dopo la fecondazione e inizia rapidamente a crescere, la sostiene dal di sotto e le sostanze di tipo mucillaginoso presenti ne determinano l’incollamento sulla parte superiore dell’acino. Non è infatti infrequente osservare acini al completamento della loro dimensione erbacea che possiedono ancora la caliptra ad essi appressata. La parte riproduttiva è svolta dall’androceo (maschile) e dal gineceo (femminile). La prima è costituita da 5 stami con antere vistose alla sommità. La seconda da un unico grosso pistillo a forma di bottiglia, nella cui parte basale ingrossata ha sede l’ovario, soprastante vi è lo stilo, quindi lo stimma per la recezione e la stimolazione del polline a germinare.

La fioritura

La fioritura del grappolo non è contemporanea tra tutte le unità, ma scalare e irregolarmente distribuita. Controlli successivi hanno evidenziato come alcune zone dell’infiorescenza, come quella centrale o mediana, siano più precoci, rispetto ad esempio alla punta. Con maggiore frequenza, si nota invece che la fioritura diparte da interi racimoli, disposti all’apparenza in modo casuale, ma in realtà probabilmente condizionati da fattori di posizione, illuminazione, ecc….

Come per tutti gli eventi fisiologici, non esiste una sola regola di comportamento, quindi è facile intuire che entrambe le osservazioni siano opportune e che entrambe le modalità concorrano in differente misura in relazione alle circostanze ambientali e del decorso fenologico.

Interessante è rilevare le differenze che caratterizzano le singole annate in merito a questo evento. Gli elementi di maggior rilievo sono l’avvio della fioritura, la durata dell’intero decorso e la riuscita della fecondazione.

L’allegagione

Il fiore termina la sua funzione a fecondazione avvenuta. Il trasporto del polline è nella vite di norma opera del vento, pur essendovi pure una partecipazione di insetti pronubi. Il polline, stimolato da sostanze ormonosimili della parte recettiva femminile (stimma) germina con un tubulo che attraversa lo stilo e attraverso il quale scenderà il nucleo spermatico per la fecondazione. Molto rapidamente, dopo l’unione dei due gameti, sono sintetizzati ormoni che attivano la rapida divisione cellulare e la formazione dei tessuti costituenti l’acino che in breve acquisisce forma, consistenza e dimensione.

L’allegagione, che comprende questa seconda parte del processo, avviene totalmente o solo parzialmente in relazione a più fattori. Concorrono ad essa l’equilibrio nutrizionale, la vigoria della pianta, la disponibilità idrica, l’andamento climatico al momento dell’antesi e, in modo particolare per ogni vitigno, le caratteristiche proprie genetiche.

Con un’analisi attenta della morfologia del grappolo è possibile osservare la diramazione di ogni racimolo e la differente collocazione gerarchica di ogni unità sul rachide.

La vite ha così predisposto una vasta eterogeneità di fioritura nell’ambito di ogni grappolo e di ogni singolo racimolo. Ciò fa sì che anche la prima crescita dei frutticini sia scalare. Le sostanze ormonali di crescita erbacea dei frutti già in via di sviluppo inibisce la fecondazione dei fiori più tardivi. Avviene così un’interessante selezione naturale degli acini più promettenti. Il numero abbondante di fiori iniziali, una volta trasformatosi in frutti, si riduce di parecchie volte.

Il tempo necessario affinché questo processo si completi, può variare da una decina di giorni fino anche al doppio, in relazione al favore dell’andamento climatico.

Nella fase colturale immediatamente antecedente questa complessa fase fenologica e nel corso di attuazione della stessa è bene così prevenire ogni forma di sofferenza fisiologica, cui sovente, nei nostri vigneti le viti sono soggette.

Edoardo Monticelli

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