IL CEPPO DELLA VITE E LA SUA CURA

L’ispezione dei ceppi alla base era un tempo una cura ordinaria che si effettuava ad ogni intervento di potatura invernale. Le singole piante erano poi nuovamente ispezionate alla base, nel corso delle zappature manuali sotto i filari, durante la primavera e l’estate.

Oggi, grazie all’impiego delle attrezzature meccaniche, la standardizzazione degli interventi, ha fatto sì che i lavori di maggiore dettaglio, come questo, fossero sempre più trascurati.

La cura dei fusti della vite è tuttavia un’opera ancora essenziale, per mantenere le piante e il vigneto in piena efficienza e produttività.

Radicazione in superficie

Non è necessaria un’ispezione profonda, sono, infatti, sufficienti i primi venti centimetri di profondità per risolvere i problemi che in quello strato ogni anno si propongono. Dapprima, essi sono di piccola entità e quindi facilmente risolvibili, poi, divengono sempre più consistenti, fino a non avere più la possibilità di porvi riparo, nè economica nè tecnica

I primi strati del suolo sono quelli più favorevoli per le radicazioni anomali, nel caso di piante giovani. Dal punto d’innesto, nel corso del primo e secondo anno dall’impianto, se il terreno si addossa alla pianticella, è assai facile che da si formino più radici, tutte robuste, in quanto si diffondono in un ambiente ben ossigenato, in cui sovente l’acqua non manca e friabile. Queste formazioni causano ovviamente grave ostacolo allo sviluppo delle radici più opportune alla corretta profondità nel suolo. Il controllo è, in questo caso, indispensabile per l’evoluzione futura. Successivamente, le alterazioni che ne potrebbero conseguire segnerebbero la pianta adulta nel corso dell’intero suo ciclo.

I patogeni

Un altro elemento di pericolo è l’insediamento di patogeni, com’è in particolare l’Agrobacterium tumefaciens, i cui effetti sono anche noti come “Rogna della vite”. Trattasi di tubercoli inizialmente chiari e spugnosi che si formano preferenzialmente nella zona dell’innesto. Con il tempo, poi, progrediscono divenendo evidenti masse tumorali, a discapito della vitalità delle piante. Essendo l’agente un batterio presente nel suolo e ben adattato all’ambiente, è possibile la diffusione dell’epidemia su un gran numero di piante. L’ispezione attenta e regolare delle parti legnose delle piante ne consente l’individuazione precoce, l’asporto e distruzione di queste masse e la disinfezione delle ferite, quale prevenzione contro i successivi sviluppi.

Alcuni funghi del legno rappresentano un ulteriore oggetto di controllo in quanto causa dei frequenti marciumi radicali nei vecchi vigneti. La loro aggressione ai ceppi avviene solitamente entro i primi venti centimetri di profondità, in quanto anch’essi necessitano di una disponibilità di ossigeno, sempre più carente man mano ci si allontana dalla superficie.

Il loro riconoscimento precoce consente di avere maggiori accorgimenti al fine di non favorirne l’ulteriore diffusione tra le piante vicine.

  • Prima foto: funghi responsabili dei marciumi radicali al colletto.
  • Seconda foto: rogna della vite; tumore indotto da Agrobacterium tumefaciens.
  • Terza foto: funghi responsabile del disfacimento del legno morto.

La vegetazione infestante

Il controllo dei ceppi è sempre importante lungo l’intero corso vitale del vigneto. Sotto il filare, al piede delle singole piante, infatti, nascono sovente essenze forestali, arbustive e arboree. I piccoli roditori ne trasportano i semi, nascondendoli nel terreno più soffice, proprio a contatto delle piante di vite per meglio ripararli. Quando la semina avviene occasionalmente, invece, il piede delle piante è l’unico luogo non raggiungibile agevolmente dagli attrezzi da lavoro. Quì, le specie selvatiche possono crescere quindi con tranquillità, contendendo lo spazio epigeo e ipogeo alle viti. Non essendo il loro estirpo tempestivo, diverrà sempre più difficile lo svellimento completo e, ogni anno, esse si riproporranno con maggiore vigoria.

Polloni e succhioni

Un altro aspetto meritevole di attenzione è la formazione di polloni dalle gemme latenti poste in prossimità del suolo. Può accadere che, per qualche ragione, tra cui la particolare posizione della gemma o la crescita iniziale condizionata ad essere prostrata dalle erbe infestanti, i germogli si sviluppino a fil di terra e così induriscano acquisendone definitivamente il portamento. Un po’ di terreno smosso sovente li nasconde. La loro crescita procederà così indisturbata. Il taglio tardivo, lascerà aree sul ceppo da cui si origineranno polloni in numero crescente e così sarà l’impegno del viticoltore con il passare degli anni.

Il lavoro non fatto a tempo quindi, reca lavoro in maggior misura e il progressivo decadimento della qualità del vigneto.

Edoardo Monticelli

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