Il germogliamento e il clima

La fenologia

Fenologicamente, il germogliamento comprende tre fasi: il pianto, la gemma cotonosa e le prime foglioline. Correttamente, questo è da considerarsi il primo periodo di crescita lenta. Seguirà il successivo con incrementi esponenziali di vegetazione.

Come tutte le fasi fenologiche, anche in questo caso l’inizio di ognuna, la sua regolarità e durata costituiscono una peculiarità dell’annata. Il clima è ovviamente l’attore principale.

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Disponibilità idrica nel sottosuolo, temperatura atmosferica e umidità dell’aria sono i fattori fondamentali. Non sono tuttavia da accantonare le caratteristiche proprie del terreno, anch’esse influenti: tessitura, colore, profondità dello strato, inerbito o no.

Fattori del clima

Volendo però affrontare maggiormente il tema degli effetti del clima sul germogliamento, i fattori che vi concorrono sono uniformi per tutte le realtà viticole.

La prolungata mancanza di precipitazioni invernali, fa sì che il primo strato di suolo sia asciutto; sovente, in queste condizioni, al di sotto dei 30 centimetri si rileva ancora una certa umidità corrispondente all’acqua che le particelle di terreno trattengono; vale a dire il limite al di sotto del quale l’energia che le piante dovranno spendere per acquisire acqua sarà sempre più in competizione con la forza di ritenzione del terreno.

Nel corso del germogliamento, l’acqua ha un valore fondamentale, pur non essendone richiesta in pari quantità nelle tre fasi menzionate inizialmente.

Il pianto

Il pianto, ad esempio, è una risposta della pianta alla consistente riduzione della chioma operata con la potatura. Il flusso di linfa grezza in primavera è sempre abbondante, volto a dispensare uniformemente il fabbisogno della chioma completa. A seguito della toelettatura invernale, la fuoriuscita di linfa dai tagli costituisce semplicemente una perdita dell’eccesso, essendoci un apparato epigeo estremamente contenuto.

In condizioni di consistente carenza idrica, il pianto potrebbe essere solamente accennato e molto breve di durata. Questo in ogni modo per il momento non costituirebbe danno.

L’avvio del germogliamento

Tra gli aspetti ambientali che favoriscono l’avvio del germogliamento a livello di territorio, vi è l’innalzamento della temperatura media dell’aria nelle 24 ore. In relazione alle caratteristiche del terreno, questo determina un minimo rialzo nel sottosuolo, quasi impercettibile dopo venti-trenta centimetri di profondità, ma ben avvertito dagli apparati radicali anche sottostanti. Quando ciò avviene, è segno che la stagione è veramente cambiata. È arrivata la primavera! All’interno delle radici avvengono profonde trasformazioni e inizia il flusso liquido che trasporta sostanze e ormoni all’apparato epigeo.

In questa fase, la richiesta di acqua è ridotta, pur se importante. Il fabbisogno delle piante si soddisfa con facilità.

Sotto un aspetto fisico, la maggiore o minore presenza di acqua nel suolo, soprattutto negli stradi di superficie, ha tuttavia una sua importanza. Il suolo umido, infatti, trasmette molto meno l’innalzamento termico rispetto a un suolo asciutto, magari di tessitura grossolana.

In queste condizioni, pertanto, si potrebbe ipotizzare la seguente circostanza.

Essendo ancora presente un livello di umidità nei suoli, seppur molto contenuto, il germogliamento nelle sue prime tre fasi potrebbe evolvere con un certo anticipo, ma procedere con particolare lentezza, venendo a mancare l’abbondanza di flusso linfatico proprio di questa stagione.

Un avvio lento non è comunque da considerarsi quale segno di negatività. Con tutta probabilità, in affiancamento ad esso vi sarà un livello iniziale di sviluppo dei germoglietti tendenzialmente uniforme. Questo è certamente cosa positiva.

Quando invece, in condizioni di normalità stagionale, la stimolazione alle gemme avviene con maggiore determinazione, è frequente il caso che, nell’ambito del medesimo capo a frutto, il livello di crescita sia assai più irregolare e difficilmente compensabile anche successivamente. La collocazione delle gemme è differente: alcune più favorite altre meno. Le prime che si sviluppano, acquisiscono il sopravvento sulle altre, inibendone anche parzialmente lo sviluppo a livello ormonale.

Un avvio con un terreno tendenzialmente asciutto, ma non troppo, potrebbe pertanto essere di buon auspicio. La gravità del problema subentra poi, se dovesse permanere l’assenza delle precipitazioni e si esaurisse la già ridotta disponibilità di acqua negli strati più profondi.

Dopo le prime tre fasi di avviamento già elencate, segue la seconda parte del germogliamento, nel corso della quale la pianta deve ricostituire il più rapidamente possibile la chioma mancante.

Lo sviluppo dei germogli si incrementa giorno dopo giorno.

L’acqua elemento vitale

L’acqua, se prima aveva prioritariamente le funzioni di reidratazione e trasporto di elementi, ora diviene vitale per la fotosintesi, il turgore dei tessuti e le numerose reazioni biochimiche che si incrementano nel suo interno.

Il fabbisogno di acqua in questa fase, corrispondente più o meno dalla metà di maggio fino alla metà di luglio, diviene determinante.

La formazione di una chioma equilibrata rappresenta un accumulo di potenziale energia che la pianta riversa poi ai grappoli, alla loro maturazione, alla lignificazione e all’accrescimento ultimo dell’apparato radicale nel successivo autunno.

È proprio a quest’epoca che si possono manifestare fisiopatie di differente natura; tutte riconducibili in qualche modo ad una disfunzione dettata al non soddisfacimento del fabbisogno di acqua in proporzione allo sviluppo in corso della vegetazione.

Tutto ciò potrebbe veramente compromettere o condizionare negativamente il decorso dell’annata nel vigneto.

Augurandosi che tutto ciò non accada, è tuttavia bene sottolineare che, assecondando il decorso del clima, è in parte possibile ridurre le condizioni di sofferenza, con scelte colturali opportune. Esse devono infatti essere volte ad assecondare anche lo stato di patimento eventuale dei vigneti.

Edoardo Monticelli


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